Cosenza è una città che invecchia ed invecchia più rapidamente degli altri capoluoghi di provincia calabresi e di molte altre città italiane, questo il risultato che emerge da questa ricerca, sulla presenza delle persone anziane nella terza circoscrizione di Cosenza, condotta dal Dott. Davide Franceschiello del Centro Studi Diogene.

A livello italiano Cosenza è 57^ su 99 capoluoghi di provincia esaminati per quel che concerne l’indice di vecchiaia, mentre la città più giovane è proprio un’altra città calabrese, Crotone con un indice, nel 2005, pari ad appena il 74,7% contro il 182,3 % di Cosenza, indice che nei primi mesi del 2007, periodo della rilevazione dei dati della suddetta ricerca, è già arrivato a 222,4%. Ciò significa che a Cosenza ogni 100 ragazzi (da 0 a 14 anni) ci sono 222 anziani (>65 anni).

Anche le altre città calabresi sono distanti da Cosenza, infatti, Vibo Valentia è 3^ con un indice del 94,6%, Catanzaro è 12^ (105,7%), Reggio Calabria 16^ (115,78%).

Lo stesso trend si verifica per gli altri indici di struttura demografica, indice di dipendenza e tasso di anzianità, e soprattutto per il numero di anziani per bambino e numero di figli adulti per anziani, dove addirittura Cosenza raggiunge, rispettivamente, il 73° e 74° posto di questa speciale graduatoria.

Causa di questo fenomeno è, in larghissima parte, l’enorme spopolamento che la città di Cosenza ha subito negli ultimi 25 anni, passando da una popolazione di c.ca 107.000 abitanti nel 1981, a poco più di 70.000 nel 2007. Saldo migratorio interno negativo non compensato nemmeno da un saldo con l'estero positivo (in città il sopravanzo di cittadini stranieri è stato irrisorio ed addirittura negativo nel 2002: 2002:iscritti 61-cancellati 85-saldo -24; 2003: iscritti 197-cancellati 81-saldo +116; 2004: iscritti 231-cancellati 101-saldo +130; 2005 iscritti 158 -cancellati 77-saldo +81. Fonte ISTAT).

Spopolamento che ha portato via dalla nostra città un gran numero di adulti e dei loro figli, insediatisi nelle cittadine limitrofe al capoluogo o in altre regioni italiane, lasciando invece in città la popolazione anziana, per definizione più stantia.

A ciò si aggiunge il problema ancor più grave di un saldo di incremento naturale negativo generato da un bassissimo tasso di natalità ed un aumento del tasso di mortalità. Quest’ultimo è giustificato, appunto, da una maggiore presenza di popolazione anziana, ma il primo è molto meno tollerabile, in quanto riconducibile ad ostacoli socioeconomici alla procreazione. In Italia gran parte della riproduzione passa ancora attraverso l’uscita dei giovani dal nucleo familiare in coincidenza o prossimità del matrimonio. Se quindi i giovani hanno difficoltà a trovare casa, sono disoccupati o hanno un lavoro precario, o nella migliore delle ipotesi lavorano o studiano ma ciò viene vissuto, a differenza di altri paesi avanzati, come un ostacolo alla formazione delle unioni, è chiaro che difficilmente procreeranno. Se a ciò aggiungiamo che, in tale contesto, la procreazione avviene in età avanzata e che in Italia non vengono attivate, al contrario per esempio della Francia, politiche familiari, sociali e del lavoro, il quadro è completo ed ecco perché a Cosenza si rileva, secondo gli ultimi dati ISTAT del 2005, un tasso di natalità del 6,9‰. Un tasso bassissimo che  porta ad essere la nostra città 97^ su 101 comuni.

La città più virtuosa in questo senso risulta essere Caltanisetta con un tasso del 11,8‰, mentre l’ultima è Viterbo con il 6,1‰.

Dall’esame dei dati emerge che Cosenza è una città avulsa dal contesto regionale calabrese e con caratteristiche demografiche più vicine alle città del Nord’Italia che del Mezzogiorno. Infatti le città consorelle calabresi sono, in quest’altra speciale graduatoria, sempre ai primi posti: Vibo è terza con un tasso del 11,1‰, Crotone 11^ (10,2‰), Reggio C. 24^ (9,3‰), Catanzaro 57^ (8,5‰). Cosenza, d’altro canto, ha la più alta età media (43,4) in Calabria, ed una migliore qualità della vita (32^ e seconda delle città meridionali, dietro solo a Salerno, 21^, questo secondo l’indagine che, annualmente, Lagambiente conduce in collaborazione con il Sole 24 Ore sulla qualità della vita in Italia) indicatori, questi, presenti specialmente nelle città del Nord’Italia.

In siffatto contesto della città di Cosenza, la III^ circoscrizione non poteva discostarsi dal “quadro clinico” generale, anzi per i dati in nostro possesso, questa città nella città è la più rappresentativa del fenomeno messo in evidenza in precedenza. La III^ circoscrizione infatti è quella che ha gli indici demografici più alti rispetto alle altre tre circoscrizioni che formano il Comune di Cosenza. Sintetizzando al massimo i dati, la III^ Circoscrizione è certamente la zona che presenta più popolazione anziana, mentre la I^ circoscrizione è quella che presenta maggiore popolazione giovane, e la II^ quella con più popolazione attiva.

La ricerca ha stabilito poi, attraverso le sezioni di censimento, che all’interno della III circoscrizione la zona che presenta i più alti indici di struttura demografici è quella che si estende tra Piazza Bilotti, Piazza Loreto, Piazza Zumbini e via delle Medaglie d’Oro.

 

Se una popolazione continua  ad invecchiare sempre di più e non ha un numero di bambini sufficiente a positivizzare il saldo naturale e non riesce nemmeno a compensarlo con un immigrazione vivace, nel prossimo futuro ci saranno sicuramente problemi di ordine sanitario: vi sarà un aumento della morbosità e quindi un maggiore ricorso ai servizi sanitari soprattutto per patologie croniche e cronico-degenerative, ma anche un ricorso a servizi socio-assistenziali per patologie a carattere ansioso-depressivo dovute a profonde modificazioni sociali riconducibili al decadere di alcuni principi morali, sostituiti, nella società odierna e, da presumere, ancor più in quella futura,  dal materialismo e dal consumismo, e pertanto dalla tendenza a considerare senza valore le persone e le cose che non sono né utili né produttive.

L’invecchiamento della popolazione aumenterà la durata della condizione di figlio, in particolare di figlia, dato che come abbiamo visto le donne vivono di più. Infatti secondo le tavole di mortalità del 1911, a 50 anni solo 1 figlia su 4 aveva la madre ancora viva, mentre oggi questo accade in 3 casi su 4. Ancora più impressionanti sono le proporzioni quando si considerino le figlie a 60 anni: ad avere la madre viva nel 1911 era 1 donna su 30, mentre secondo le ultime tavole è quasi 1 su 2; questo significa che all’incirca nel 50% dei casi, la cura di una persona molto vecchia (la madre di una sessantenne ha all’incirca 87 anni) ricade su una persona già anziana.

Nel corso di 60 anni si è modificato in misura sostanziale il rapporto fra vecchi e figli adulti. Nel 1980, ogni 100 vecchi c’erano 163 figli adulti; nel 2010 il rapporto potrebbe diventare di 100 a 100 (a Cosenza nel 2006 è di 100/147, mentre nella III^ circ. è già di 1/1), mentre nel 2040 ogni 100 vecchi potrebbero esserci soltanto 72 parenti adulti. Le famiglie sono sempre più parcellizzate e costituite da anziani che non sempre godono di autonomia funzionale nello svolgimento delle proprie attività quotidiane, e purtroppo, dalle analisi condotte, ci saranno sempre meno parenti che potranno rendersi loro utili.

L’invecchiamento, verticalizzazione e parcellizzazione della famiglia devono, però, suscitare preoccupazione anche dal lato dei bambini e dei giovani. Nei paesi a bassissima fecondità volontaria, com’è il caso dell’Italia, e di Cosenza in particolare, ci sarà un aumento abnorme di figli unici, così che ogni bambino si ritrova ad avere intorno un numero elevatissimo di persone anziane e vecchie, pronte ad accudirlo e a soddisfare prontamente ogni suo bisogno fisico e psichico con controverse ricadute sulla loro personalità.

Mutamenti interesseranno anche il ciclo economico della vita, perchè passando ad una struttura demografica condizionata dall'alto muteranno sia gli stadi durante i quali si è economicamente dipendenti,  ma anche i contesti normativi relativi ai trasferimenti attuati per finanziare questi stadi di dipendenza.

L'invecchiamento demografico è ufficialmente acclarato come un fenomeno che coinvolge tutte le generazioni, interessa l'intera struttura per età di una popolazione, non l'ampliamento della sola fascia anziana. Affrontare  il progressivo invecchiamento della nostra società dal lato della sola assistenza serve a poco, bisogna invece inquadrarlo come un processo che coinvolge l’intera società. Non è più accettabile attivare solo azioni che badino alla cura della salute dell'anziano, ma è essenziale ampliare la loro partecipazione nella società a qualsiasi livello. Bisogna in tutti i modi facilitare il percorso di autonomia dei giovani con politiche che agevolino la formazione di una nuova famiglia, così come bisogna agevolare il processo di integrazione degli immigrati stranieri. Questi sono l'unica possibilità che ha l'Italia per far aumentare le nascite e ridurre l'invecchiamento della popolazione.